La situazione legata alla prevista espansione dell’Aeroporto Internazionale di Malindi è quantomai in aria, ma non sulle ali sicure di un Boeing, più verosimilmente nella carena traballante di un monoelica che sorvola le periferie della cittadina turistica.
I dati sicuri, ormai da tempo, sono lo stanziamento di 5,6 miliardi di scellini in due tranche per i lavori di allargamento del piazzale e l’allungamento della pista, 300 milioni di scellini per la compensazione delle famiglie che vivono nelle zone che dovranno essere espropriate e 52,5 milioni aggiuntivi per gli altri lavori che sono stati ormai portati a termine.
In tutto questo, l’avallo del Presidente Uhuru Kenyatta che ha più volte ribadito come Malindi e i suoi “amici italiani” abbiano diritto allo scalo internazionale, l’ostacolo dettato dalle schermaglie politiche tra maggioranza e opposizione, dato che quest’ultima governa la Contea di Kilifi di cui Malindi fa parte, e ultimamente la “class action” intentata da 12 mila proprietari reali o presunti di terreni e locali nelle zone di Kwachocha, Kisumundogo e Mtangani che si vedrebbero privati dall’esproprio della loro prima casa (o prima capanna, se preferite) per cui magari non tutti hanno regolari documenti in mano, con altre decine di procedimenti in corso e altrettante cause.
Nei giorni scorsi, ad esempio, si è fatto avanti un altro gruppo di circa 300 famiglie, come riferisce il quotidiano Daily Nation, che non appartengono a nessuno dei due comitati (Mtangani e Kisumundogo) che già si sono rivolti al giudice.
Le richieste variano dall’aumento delle quote previste per le compensazioni, all’assoluto divieto di sgombero.
Certo una soluzione deve essere trovata e la Commissione dei Terreni (NLC) che gestisce i 300 milioni di scellini ha messo in campo i suoi legali.
Oggi ci sarà un primo incontro tra avvocati per capire quali margini d’intesa ci sono.
Di certo c’è stato e c’è da parte del Governo e dei suoi rappresentanti, compresa l’autorità aeroportuale, l’intenzione di compensare adeguatamente i proprietari di abitazioni e terreni, ma nulla potrà essere fatto per gli abusivi, i cosiddetti “squatters” che per tanti anni hanno campato alla giornata sperando in una non espansione non solo dell’aeroporto, ma di ogni attività nei sobborghi di Malindi.
In piccolo, ogni giorno più o meno succede questo in altre località della costa, dove villaggi e famiglie stanziate da decenni in terreni che non gli appartengono se non ancestralmente, vengono sgomberati spesso senza ricollocazione.
Quello dei terreni e delle proprietà è uno dei crucci più grossi dell’attuale amministrazione nazionale, per il quale specialmente sulla costa, l’alleanza Jubilee ha perso in passato moltissimi voti.
Vedremo quale sarà questa volta la tattica del Governo che vuole andare avanti con l’aeroporto. Certamente prima delle elezioni sarà difficile vedere una direzione ben precisa.
Ora è decisamente tempo di dialoghi e di promesse.

Solo Kenya

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